Chi l'ha detto che aristocratici si nasce e non si diventa?

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Venerable Lady Paola the Disheveled of Chignall Duntisbourne
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lunedì 10 agosto 2009

Sogni e deliri

Ho sognato, stanotte, di vivere il giorno precedente la mia condanna a morte. Ebbene sì: nel mio sogno ero consapevole di essere stata condannata a morte, e l’esecuzione sarebbe avvenuta il giorno successivo. Per questa ragione i miei capelli (nel sogno più lunghi che nella realtà) dovevano essere tagliati, e io stessa ho deciso di farlo. Con mia immane sorpresa, ho poi visto, che appena tagliati erano più chiari. Praticamente biondi. Mi sentivo opprimere, come se avessi avuto un macigno sul petto, ed ero angosciata oltre ogni dire. Mi sembrava tutto talmente reale. Sentivo attorno a me voci che conoscevo, le sentivo dispiaciute, sentivo che provavano pena per me, ma non riuscivo a capire a chi appartenessero. Poco alla volta, mi accorgevo che quello era un sogno, ma una parte di me era convinta che la condanna a morte fosse reale, come reale sarebbe stata l’esecuzione... E tutto è diventato molto confuso, finché non mi sono svegliata. La sensazione di oppressione è andata avanti ancora per un po’, mi sentivo ancora angosciata e ci ho messo un po’ a rendermi conto che non c’è mai stata nessuna condanna a morte e che, di conseguenza, non ci sarebbe stata nessuna esecuzione.
Raramente mi capita di ricordare così bene un sogno, e le volte che mi capita è sempre per sogni di questo tipo. Non so perché tutto questo, davvero non lo so.
Certo che, finché questo possa servirmi da ispirazione per far andare le mie mani liberamente, va comunque bene.
È forse il sogno che ho fatto stanotte, è forse che tante cose del mio passato si sono riaffacciate alla mia mente, ma il mio cuore sanguina. Di nuovo.
Perché mi deve essere negato ciò di cui ho più bisogno? Perché devo considerarlo un sogno impossibile, quando vedo che per chiunque attorno a me, invece, è realtà? Sono stanca di soffrire, sono stanca di ingoiare le lacrime e camuffarle dietro al mio sorriso così rassicurante. Sono stanca di far finta di stare bene quando invece non ho ancora smesso di penare. Ci sono ferite che, ormai, ho scordato di avere; ci sono ferite che invece mi ricordano continuamente la loro presenza... Ma ci sono ferite che forse non si chiuderanno mai del tutto e, per quanto male possa fare questa consapevolezza, ci devo convivere. Ogni tanto si fanno sentire, con tutto il loro carico di dolore, e ogni volta è come se mi colpisse un fulmine, ma poi tutto si calma e ho quasi l'impressione che queste ferite si rimarginino. Ma devo stare attenta a non credere a questa illusione, o la prossima volta che le ferite si riapriranno, potrei non reggere.
Vorrei che la mia vita fosse più serena, vorrei che della mia vita facesse parte ciò che tanto desidero, ciò che finora ho quasi sempre guardato come attraverso un vetro. So di doverlo rompere e, nonostante la mia paura, so di essere in grado di farlo. E sto per farlo. Farà male, soffrirò forse più di adesso, ma se ora so di essere viva, e non semplicemente in vita, avrò poi la consapevolezza di esserlo infinitamente di più, sarò arrivata ad un livello sicuramente superiore.

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