Sono strane notti, queste: la mia mano corre libera tra mente e tastiera e ogni nodo sembra sciolto, ma lo so che non è tutto qua. Il nodo più grande è ancora lì, mi sta aspettando, mi sfida ad eliminarlo perché sa che posso farlo. La cosa più facile, a questo punto, è dire "ce la farò sicuramente", ma non sarebbe vero: io ho dei dubbi.
E' un periodo confuso e, sotto alcuni aspetti, difficile. Ho la mente offuscata da una marea di ricordi, dalla paura, dalle parole che affollano i miei pensieri senza riuscire a liberarsi. E tutto questo è avvilente, è "pesante".
Faccio di tutto per non farmi trascinare giù: so che posso riuscirci e ci riuscirò. Scrivendo. Per l'ennesima volta, non m'importa cosa uscirà dalla mia mente e dalle mie mani, ma sarà fuori! Qualunque cosa sia, sarà libera! E se ora non trovo un senso, non vuol dire che non l'abbia... E lo troverò, o meglio, lo scoprirò.
E' l'unica cura che ho, l'unico rimedio che conosco per dare sfogo a tutto ciò che si agita in me. Quell'urlo che sta ancora crescendo, che non è ancora arrivato alle dimensioni di un vero urlo, che poco alla volta mi alleggerirà.
Mi sentirò forse svuotata, dopo, e ne avrò paura. Ma è da lì che potrò ricominciare, è da lì che inizierò davvero a camminare. In qualche modo, sarò nuova: chiuderò la porta che separa la me stessa che scrive in questo momento dalla me stessa che sarò, portandomi dentro il bagaglio di tutto ciò che ho vissuto. Senza inutili zavorre, senza consentire che pesi immaginari vengano passati per reali, impedendomi di proseguire, di alzarmi. Perché non sono fatta per rimanere a terra: ho scoperto le mie ali, ho scoperto di poterle usare e non mi resta che tagliare le zavorre.
La scrittura è il mio coltello, i miei progetti e la mia volontà la mano che lo regge e lo manovra con sempre più forza ed efficacia. Anche l'ultima zavorra sarà tagliata, e sarà solo quella a rimanere a terra, mentre io finalmente sarò libera.
Di nuovo. La gabbia che io stessa ho costruito crollerà. E saro veramente, veramente libera...

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